LEPORANO - Presentato il libro d'esordio del giovane Giuseppe Fanelli. “L’Avvolgo” è l’enigmatico titolo del romanzo d’esordio del giovane scrittore Giuseppe Fanelli, che ho avuto il piacere di presentare lunedì scorso nel centro polivalente “La Biblioteca”, di Leporano, su invito della locale associazione culturale “Il Castello”. L’opera, edita agli inizi di quest’anno per i tipi di Gemma Lanzo Editore, inaugura la collana di fiction letteraria, Dagon, ispirandosi all’omonimo racconto dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft che per primo aveva immesso nel romanzo fantastico il senso del mistero, del soprannaturale, dell’orrido. Protagonista della storia è Evòl Di Vad, una giovane commessa di un negozio di dischi in un villaggio a pochi chilometri da Londra. La sua vita è sempre in bilico fra sogno e realtà, con viaggi onirici in luoghi e tempi remoti che c’introducono in una dimensione alternativa e virtuale. Evòl corre senza sapere da chi e perché, le pare di essere tornata indietro nel tempo di mille anni, in pieno Medioevo, di fronte a lei una città turrita, un ponte, un pozzo vicino al quale c’è un uomo, dall’aspetto orribile, senza gambe, di nome Ghaba che, con tono profetico, le dice: “Tu sei più di quel che credi e meno di ciò che cercano”. Una frase ambigua e sibillina che solo alla fine la giovane comprenderà nel suo vero significato. Poi finalmente il risveglio, la vita di sempre, la comitiva di amici, le sbornie, gli amori. Ad un certo punto ritorna il sogno, anzi l’incubo, la gente la saluta come la donna della profezia, venuta da molto lontano, per salvare i sopravvissuti alla catastrofe nucleare, dagli assalti dei Badlock, i draghi lucenti. La trama si aggroviglia e si complica, in uno scenario inquietante ed apocalittico, fra macerie e rovine di città un tempo fiorenti, i pochi uomini sopravvissuti sono costretti a vivere di notte e a difendersi dall’attacco mortale di mostri orrendi che popolano le fogne.
In loro difesa combattono i Keepers, ex militari, esperti d’arti marziali che sono continuamente alla caccia dei draghi lucenti. Fra questi cacciatori di Badlock c’è Dave Love un giovane guerriero che ha per Evòl un’attrazione fatale, sono i due poli opposti che s’attraggono e insieme saranno la “chiave” che consentirà all’ “Impronunciabile”, Signore della dimensione del “Nulla”, di appropriarsi anche della dimensione della “luce”.
Autore del nostro tempo Fanelli interpreta il disagio esistenziale, l’angoscia e la pena di vivere di chi ha perduto sicuri punti di riferimento, la fede religiosa, la certezza del reale, il senso della storia. Tutto è relativo, il tempo, lo spazio, la natura. Esistono altri mondi, altre dimensioni che sfuggono alle nostre percezioni sensoriali, ma sono radicate nell’inconscio e affiorano nei sogni come messaggi, premonizioni, incubi.
Fanelli rende bene questo alone di mistero che aleggia dappertutto con una prosa a tratti piana e discorsiva secondo l’esempio letterario del “realismo magico” di Massimo Bontempelli, a volte oscura, criptica, ermetica, a volte ancora poetica, lirica, musicale e il racconto si discioglie nel canto, nella poesia e la parola si fa leggera, carezzevole, suadente. Sembra a volte di trovarsi di fronte al copione di un film del mistero, con colpi di scena, battute d’arresto, improvvisi trasalimenti. In sottofondo riecheggiano le note cupe di una musica gotica, che come dolce veleno s’insinua nell’animo scosso e sgomento. (Corriere del Giorno, 17 maggio 2010) Giuseppe Santoiemma
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lunedì 17 maggio 2010
"L'Avvolgo", il romanzo-fiction in cui i sogni diventano incubi
LEPORANO - Presentato il libro d'esordio del giovane Giuseppe Fanelli. “L’Avvolgo” è l’enigmatico titolo del romanzo d’esordio del giovane scrittore Giuseppe Fanelli, che ho avuto il piacere di presentare lunedì scorso nel centro polivalente “La Biblioteca”, di Leporano, su invito della locale associazione culturale “Il Castello”. L’opera, edita agli inizi di quest’anno per i tipi di Gemma Lanzo Editore, inaugura la collana di fiction letteraria, Dagon, ispirandosi all’omonimo racconto dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft che per primo aveva immesso nel romanzo fantastico il senso del mistero, del soprannaturale, dell’orrido. Protagonista della storia è Evòl Di Vad, una giovane commessa di un negozio di dischi in un villaggio a pochi chilometri da Londra. La sua vita è sempre in bilico fra sogno e realtà, con viaggi onirici in luoghi e tempi remoti che c’introducono in una dimensione alternativa e virtuale. Evòl corre senza sapere da chi e perché, le pare di essere tornata indietro nel tempo di mille anni, in pieno Medioevo, di fronte a lei una città turrita, un ponte, un pozzo vicino al quale c’è un uomo, dall’aspetto orribile, senza gambe, di nome Ghaba che, con tono profetico, le dice: “Tu sei più di quel che credi e meno di ciò che cercano”. Una frase ambigua e sibillina che solo alla fine la giovane comprenderà nel suo vero significato. Poi finalmente il risveglio, la vita di sempre, la comitiva di amici, le sbornie, gli amori. Ad un certo punto ritorna il sogno, anzi l’incubo, la gente la saluta come la donna della profezia, venuta da molto lontano, per salvare i sopravvissuti alla catastrofe nucleare, dagli assalti dei Badlock, i draghi lucenti. La trama si aggroviglia e si complica, in uno scenario inquietante ed apocalittico, fra macerie e rovine di città un tempo fiorenti, i pochi uomini sopravvissuti sono costretti a vivere di notte e a difendersi dall’attacco mortale di mostri orrendi che popolano le fogne.
In loro difesa combattono i Keepers, ex militari, esperti d’arti marziali che sono continuamente alla caccia dei draghi lucenti. Fra questi cacciatori di Badlock c’è Dave Love un giovane guerriero che ha per Evòl un’attrazione fatale, sono i due poli opposti che s’attraggono e insieme saranno la “chiave” che consentirà all’ “Impronunciabile”, Signore della dimensione del “Nulla”, di appropriarsi anche della dimensione della “luce”.
Autore del nostro tempo Fanelli interpreta il disagio esistenziale, l’angoscia e la pena di vivere di chi ha perduto sicuri punti di riferimento, la fede religiosa, la certezza del reale, il senso della storia. Tutto è relativo, il tempo, lo spazio, la natura. Esistono altri mondi, altre dimensioni che sfuggono alle nostre percezioni sensoriali, ma sono radicate nell’inconscio e affiorano nei sogni come messaggi, premonizioni, incubi.
Fanelli rende bene questo alone di mistero che aleggia dappertutto con una prosa a tratti piana e discorsiva secondo l’esempio letterario del “realismo magico” di Massimo Bontempelli, a volte oscura, criptica, ermetica, a volte ancora poetica, lirica, musicale e il racconto si discioglie nel canto, nella poesia e la parola si fa leggera, carezzevole, suadente. Sembra a volte di trovarsi di fronte al copione di un film del mistero, con colpi di scena, battute d’arresto, improvvisi trasalimenti. In sottofondo riecheggiano le note cupe di una musica gotica, che come dolce veleno s’insinua nell’animo scosso e sgomento. (Corriere del Giorno, 17 maggio 2010) Giuseppe Santoiemma
giovedì 1 aprile 2010
Recensione de "L'Avvolgo" apparsa sul sito Scheletri.com
Giuseppe Fanelli è già redattore di 'Moviement', altra collana di Gemma Lanzo che con "Dagon" ha deciso d'inaugurare una collezione di testi ispirati agli scenari ideati dal celebre Howard Philips Lovecraft. Non a caso "Dagon" è il titolo di un racconto dell'autore statunitense. In effetti, sin dalle prime pagine di "L'avvolgo" si può respirare un'atmosfera che mira a ricreare impressioni suggestive e accattivanti.
Tra panciuti colossali col volto di Marlon Brando e poeti nottambuli che se ne vanno in giro con una spada in spalla alla ricerca di mostri da decapitare, ce n'è davvero per tutti. Alcuni capitoli potrebbero ricordare il set di 'Io sono leggenda' (non il remake con Will Smith ma la versione precedente).
Siamo davanti a un racconto lungo dai tratti distopici che vuole incrinare le certezze del lettore riguardo la realtà che lo circonda. In un'ambientazione surreale che si snoda tra mondi alternativi veniamo a conoscenza delle vicende di Evòl, commessa in un negozio di dischi alla periferia di Londra, che piomba presto in avventure oniriche e inquietanti.
Al di là del nome curioso della protagonista che rammenta un album di alternative rock dei Sonic Youth e l'assonanza col vocabolo evil (male), non c'è molto di strano in questa ragazza. Evòl conduce una vita normalissima, circondata da amici fedeli per quanto eccentrici (uno scrittore di origini nobiliari; un fidanzato milionario e l'inseparabile Ina). Presto però le notti festaiole infestate dagli spiriti dell'alcol e dischi dei The Cure si sostituiscono allo scenario post-apocalittico di una dimensione in cui Hitler ha vinto la propria personale battaglia contro il mondo. Così, in un'America devastata dove una cooperativa di sette piani è considerata l'edificio più imponente di Chicago, Evòl si ricostruirà una vita alternativa. Mattone su mattone tornerà in sesto, stringerà amicizia con un nuovo ragazzo, ancora più strano delle vecchie conoscenze, ovviamente prima di conquistare la verità sulle potenze soprannaturali che le hanno pagato il biglietto d'ingresso nella terra dei mutanti.
"L'avvolgo" è un'opera complicata, articolata su più livelli di lettura con un linguaggio horrorifico distribuito in immagini vivide eppure trasognate. Ricco di citazioni letterarie e artistiche in generale, il testo strizza l'occhio a teorie di filosofia classica e Nietzschiane.
Certo, leggendolo potrà dare l'idea che alcuni personaggi si comportino con incoerenza. Ad esempio il grottesco dottor Sockdolager, rappresentante del massimo raziocinio dell'umanità nella dimensione B, non esita ad avallare le spiegazioni di Evòl sulla sua provenienza da altre realtà alternative. Non nascondo come la cosa mi abbia fatto storcere il naso. C'è una spiegazione, ma non posso darla, rovinerei il finale. Diciamo che ogni evento della storia è parte del gioco surreale in cui si diletta il narratore.
Critiche andrebbero mosse piuttosto alla dose rincarata di possessivi un po' abusata, per i miei gusti.
In ogni caso il ritmo è piacevole, e malgrado le digressioni numerose dovute alla natura di romanzo-saggio che ha il libro, si legge con piacere.
Chi mi conosce sa che solitamente sono di bocca larga in fatto di libri, non mi piace affibbiare brutti voti.
Direi comunque che questo non è il caso. La prova d'esordio di Giuseppe Fanelli ha un esito positivo, la prima uscita di "Dagon" è quindi un buon libro. Quando l'ho finito ha lasciato qualcosa, un solco. Certo non posso confrontarlo con le cicatrici profonde di un romanzo di Dick, eppure il graffio di un'impronta visionaria c'è stato... come il retrogusto amaro di chi si desta da un incubo appena finito.
Voto: 7/8.
Gianluca Giannattasio
sabato 30 gennaio 2010
Recensione apparsa su "L'Indice dei libri del mese" (Anno XXVI - N. 12), a cura di Gianni Rondolino.
Moviement n.1: David Lynch; n.2: Terrence Malick; n.3: Kira Muratova, Manduria (Ta) 2009.
“Moviement è una pubblicazione di cultura cinematografica senza fissa periodicità. Il nome scelto è un neologismo derivato dal semplice accostamento di due termini in un certo senso quasi sinonimi che danno luogo ad un reciproco rafforzamento semantico, movie (cinema/film) e movement (movimento)”. Così si legge nella presentazione del primo quaderno della bella iniziativa editoriale, diretta da Costanzo Antermite e Gemma Lanzo, nata a Manduria in provincia di Taranto. Un’iniziativa che non si può non accogliere con grande piacere e interesse, non soltanto perché ci viene da una terra lontana dal circuito editoriale (non solo cinematografico!), ma anche perché i tre quaderni finora pubblicati sono fatti con grande serietà e consentono di approfondire la conoscenza di tre registi tra i più validi e complessi del cinema contemporaneo. Partiamo da David Lynch. Su di lui e sui suoi film molto è stato scritto, ma i saggi di autori italiani e stranieri raccolti da Antermite e Lanzo affrontano temi e problemi in parte nuovi o riproposti in un’ottica diversa. Si va dall’uso del digitale in Inland Empire al ruolo della musica nei suoi film; dal rapporto con la pittura, allo studio attento e puntuale di Mullholland Drive; dall’analisi di Twin Peak al saggio “filosofico” sull’angoscia e sul nulla nel suo cinema: una serie di contributi inediti o tradotti per l’occasione (di Zazzara, Martinelli, Ancora, Rossi, Heydebreck, O’Pray, Sinnerbrick) che si leggono con grande interesse. Il medesimo approccio critico, variegato e articolato, si riscontra negli altri due quaderni, dedicati rispettivamente a Terrence Malick e a Kira Muratova. Anche qui, di fronte all’opera di due registi meno famosi e meno studiati di Lynch, gli scritti raccolti forniscono nuove suggestioni critiche, nuovi approcci analitici. Penso al saggio di Adrian Martin sul cinema di Malick o alla proposta di Robert Sinnerbrick di considerarlo “heideggeriano”; ma anche allo studio di Giorgio Piumatti sulle colonne sonore, a quello di Alberto Spadafora sul tessuto narrativo dei suoi film, soprattutto all’attenta analisi che fa Jean-Michel Durafour di The New World. Per quanto riguarda la Muratova, l’introduzione di Ruslan Janumyan alla sua opera è un indispensabile viatico alla lettura degli altri saggi, a cominciare da quello di Simona De Pascalis sulla “desacralizzazione del corpo”. Ma si leggano, per tacer d’altri, gli acuti e intelligenti contributi di Zara Abdullaeva e di Jane Taubman che indagano sui caratteri peculiari di una poetica cinematografica tutt’altro che semplice. Perché non v’è dubbio che Kira Muratova, purtroppo poco nota al pubblico italiano, è una regista di grande statura, i cui film, fra il drammatico e il satirico, il memoriale e il poetico, hanno lasciato nel cinema sovietico e post-sovietico un’impronta originale e indelebile. Che l’iniziativa di Moviement sia cominciata con tre titoli particolarmente suggestivi è certamente un buon segno.
Gianni Rondolino
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